Epicondilite o "Gomito del tennista"

A cura del Dott. Fabrizio Matassi e Dott. FT Giulio Morvidoni



Che cosa è?

Per epicondilite si intende un dolore localizzato nella regione laterale del gomito dovuto ad una alterazione degenerativa dei tendini dei muscoli epicondiloidei.

Questi muscoli, localizzati nella regione laterale del gomito e dell'avambraccio, sono così chiamati in quanto originano dall' epicondilo laterale e si inseriscono sul polso e sulla mano svolgendo una funzione estensoria sul polso e sulle dita.
Microtraumi ripetuti che si verificano in seguito ad attività lavorative o ricreazionali possono causare una infiammazione/degenerazione di questi tendini provocando la comparsa dei sintomi.

Chi colpisce?

L'epicondilite colpisce prevalentemente l'arto dominante di pazienti tra i 35 e 50 anni, anche se è possibile riscontrarla in tutte le fasce di età. Interessa più frequentemente soggetti dediti ad attività lavorative o sportive che comportano sollevamento di pesi e gesti ripetitivi con il gomito.

Come si manifesta?

Il dolore è riferito sul lato esterno del gomito, talora irradiato lungo l'avambraccio e si aggrava con l'estensione del polso e della mano. All'inizio il dolore viene percepito solo durante l'esecuzione di attività pesanti o sportive mentre nelle fasi più avanzate anche in seguito a banali movimenti quotidiani come sollevare un piccolo peso, svitare un coperchio o stappare una bottiglia. Nella fase acuta della patologia tuttavia il dolore può essere presente anche a riposo.

Come si classifica?

Si distinguono quattro stadi dell'epicondilite, ad ognuno dei quali corrisponde un diverso approccio terapeutico ed una diversa prognosi:

  • Stadio I: infiammazione senza degenerazione. Questa è una fase iniziale, in cui è presente solamente un processo infiammatorio del tendine e come tale più facilmente reversibile. Sono le forme che rispondono bene al trattamento con i farmaci anti-infiammatori e fisioterapia.
  • Stadio II: degenerazione tendinea parziale associata ad aree di tessuto sano e infiammato. E' una fase intermedia che può evolvere verso la guarigione o verso la cronicizzazione.
  • Stadio III: degenerazione tendinea e formazione di tessuto cicatriziale. In questi casi la patologia diventa cronica e non reversibile. Spesso è causa di dolore persistente nonostante il trattamento conservativo.
  • Stadio IV: fibrosi e calcificazioni del tendine. Forma avanzata di degenerazione che spesso necessitano della chirurgia.

Come si fa diagnosi?

La diagnosi si basa sulla visita clinica in base alle caratteristiche del dolore localizzato in corrispondenza dell'epicondilo laterale che si irradia all'avambraccio lungo i muscoli interessati.
Il dolore può essere evocato palpando l'epicondilo laterale o facendo contrarre contro resistenza i muscoli epicondiloidei mediante specifici test clinici. Esami strumentali come le radiografie o la risonanza magnetica spesso non sono necessari e vengono richiesti solo per escludere altre patologie. Le radiografie talvolta possono evidenziare calcificazioni a livello epicondiloideo segno di una forma cronicizzata della epicondilite.

Come si tratta?

Oltre il 95% dei casi di epicondilite si risolve in seguito ad un trattamento medico e fisioterapico. E' opportuno precisare tuttavia che il riposo del muscolo interessato è indispensabile per aumentare l'efficacia del trattamento conservativo.

» Fisioterapia

La corretta diagnosi è sempre la cosa più importante, infatti sintomi simili a quelli dell'epicondilite possono essere dovuti ad altre cause. Per esempio: patologie della cuffia dei rotatori e della spalla in generale possono causare dolore irradiato a gomito e polso, così come anche problematiche alla zona cervicale (cervico-brachialgie).
Detto questo, non si può non considerare il gomito parte di una catena cinetica: dita, polso, gomito, spalla, cingolo-scapolare e cervicale; per cui una terapia che tenga conto di questo concetto "globale" è da preferire inizialmente ad un trattamento "settoriale".
La Manipolazione Fasciale, tecnica di terapia manuale, è molto efficace nel dolore permettendo di ripristinare libertà di movimento, forza e coordinazione. Consiste nel trattare le "densificazioni" della Fascia Profonda (tessuto connettivo) causate dal sovraccarico. Di solito, in circa tre sedute, si riesce a dare al paziente un buon risultato. Se l'epicondilite è cronica e persistente possiamo aggiungere terapie fisiche quali: la Diatermia o TECAR, che con l'utilizzo del calore endogeno vascolarizza le strutture interessate (tendine, periostio e muscolo), oppure il Laser Nd:Yag ad alta potenza, che con la sua particolare lunghezza d'onda raggiunge i tessuti profondi e crea una Bio-stimolazione con effetto antalgico e cicatriziale.
Superata la Fase acuta e Sub-acuta inizia quella Riabilitataiva. Non è pensabile, anche in assenza di dolore, dopo 15 giorni o 1 mese di inattività prendere la nostra racchetta e giocare. In questo caso sono utili esercizi di stretching dinamico associati a un rinforzo eccentrico e concentrico dei muscoli estensori del polso.
La ripresa dell'attività sportiva deve essere lenta e progressiva in questa fase. Possono essere di aiuto delle applicazioni di Taping Neuromuscolare per facilitare il movimento e prevenire contratture recidivanti.

» Trattamento con farmaci antiinfiammatori

Nei pazienti che non presentano particolari controindicazioni è indicato un trattamento con farmaci antiifiammatori non steroidei per circa 10-15 giorni. Lo scopo di questo trattamento è quello di ridurre il dolore e lo stato infiammatorio del tendine.

» Trattamento infiltrativo.

- Corticosteroidi.
Le infiltrazioni locali di corticosteroidi sono frequentemente impiegate per il trattamento delle forme acute di epicondilite resistenti al trattamento fisioterapico e medico con antiinfiammatori. Il vantaggio di queste infiltrazioni tuttavia in alcuni casi è risultato solo temporaneo e comporta inoltra dei rischi ed effetti collaterali.

- Concentrati Piastrinici
L'uso di fattori di crescita contenuti nelle piastrine è stato recentemente introdotto nel trattamento di queste affezioni con grande successo nella medicina sportiva e con un ridotto numero di effetti collaterali. Si tratta di un trattamento semplice ed efficace per cui mediante un piccolo prelievo di sangue per centrifugazione si ottiene un concentrato di piastrine che viene iniettato a livello dell'epicondilo (Fig.1,2,3). Le piastrine rilasciano una serie di fattori di crescita e di guarigione che portano alla riparazione del tessuto degenerato, alla riduzione del dolore e alla risoluzione della sintomatologia.

» Onde d'urto

Negli ultimi tempi si è molto diffuso con successo il ricorso alla terapia con onde d'urto che molto spesso sono più efficaci delle terapie fisiche tradizionali nelle forme croniche con calcificazioni e possono evitare il ricorso all'intervento chirurgico.

» Trattamento chirurgico

Nelle forme resistenti alla terapia conservativa è indicato l'intervento chirurgico che può essere eseguito mediante una piccola incisione centrata sull'epicondilo oppure in artroscopia. L'intervento consiste nella bonifica della regione tendinea degenerata mediante la rimozione dei tessuti cicatriziali, la disinserzione dei tendini alla giunzione osteotendinea e cruentazione dell'epicondilo in modo da indurre un sanguinamento localizzato che favorisce la guarigione del tessuto.
Dopo un breve periodo di immobilizzazione in tutore di circa 2 settimane segue un periodo di ripresa graduale del movimento. Successivamente saranno eseguiti esercizi finalizzati al recupero della forza muscolare e dell'elasticità tendinea. Il recupero dell'attività sportiva non avviene comunque prima di 2-3 mesi.

25/2/2019